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A Cascina Gramolere abbiamo appena terminato la vendemmia, con la raccolta degli ultimi grappoli di Nebbiolo che andranno a produrre il Barolo 2015.

L’andamento climatico è stato molto favorevole, anche se il caldo di quest’estate mi aveva dato qualche preoccupazione.

Anche la pioggia durante la vendemmia non hanno disturbato più di tanto.

I vini che ne nasceranno, sono certo, saranno di altissima qualità. Il Dolcetto per esempio, che ho appena svinato, ha delle caratteristiche d’altri tempi (i bei vecchi tempi andati diciamo!).

Una cosa che mi ha colpito molto, durante gli ultimi lavori della vendemmia, sono le foglie ancora piuttosto verdi dei filari, con i classici colori autunnali che tardano ad arrivare, e che macchiano solamente a sprazzi le viti, formando una sorta di mosaico multicolore in cui il verde predomina ancora sui rossi, gialli e arancioni.

In conclusione, con un’uva così bella quest’anno la vendemmia è stata più che mai una vera festa, spero anche per i molti turisti che si trovavano a visitare le nostre colline in questo periodo!

PS: ti ricordo che in occasione della vendemmia abbiamo attivo su ShopLanghe, un coupon di sconto del valore del 15%. Il codice di sconto è:

vendemmiagramolere2015

ed è valido su tutto nostro catalogo fino a domenica 11 ottobre.

Foto d'archivio - la vendemmia

Foto d’archivio – la vendemmia

Pochi giorni fa si è conclusa la vendemmia 2013 a Cascina Gramolere, sicuramente una vendemmia molto positiva:

quantità media, ma allo stesso tempo una qualità di alto livello.

Se piogge e clima avverso della prima decade di ottobre hanno ritardato la maturazione, il bel tempo che ne è seguito ha facilitato le operazioni di raccolta, garantendo un buon raccolto, anche tra Barbera e Nebbiolo.

Erano anni anni che non si registrava un vendemmia così ritardata, per quanto ricordi io sono quasi 30 anni che non si raccoglieva il Nebbiolo da Barolo così prossimo alla festa dei Santi.

Molto bella l’uva Barbera. L’uva era matura al punto giusto. Veniamo ora all’ultima uva raccolta: il Nebbiolo. Ottima qualità dell’uva, quantità sui tralci medio-alta.

Questi aspetti fanno si che avremo dei vini con qualità organolettiche cosiddette di altri tempi:

  • grande struttura
  • ottimi profumi

Di sicuro, qui a Cascina Gramolere, siamo molto soddisfatti della vendemmia appena conclusa e possiamo già dire che il Dolcetto 2013, il primo vino già (tra virgolette) finito si potrà dimostrare all’altezza delle altre grandi annate e così, per i prossimi anni, anche la Barbera e, soprattuttto il Barolo.

Qualità ottima, quantità a livelli medi: ecco la sintesi. Soprattutto una vendemmia normale, come tempi di attuazione. Si è iniziato in settembre con il Dolcetto. Poi ad ottobre inoltrato Barbera e Nebbiolo.

Tempi regolari con vantaggi enormi per il viticoltore e il cantiniere.

Vista di Cascina Gramolere dalla strada per Monforte

Vista di Cascina Gramolere dalla strada per Monforte

Vista di Cascina Gramolere dalla strada per Monforte

Vista di Cascina Gramolere dalla strada per Monforte

E’ iniziata la vendemmia a Cascina Gramolere, la prima varietà raccolta è il Dolcetto, poi in successione Barbera e Nebbiolo ché hanno tempi di maturazione diversi.

Negli anni passati, quando io ero bambino la vendemmia era una festa dove tutti lavoravano cantando in allegria e la sera ci si riuniva tutti intorno al tavolo a mangiare e bere e stanchi ma soddisfatti.

Dopo un anno di lavoro vedere quei bei grappoli scuri e gonfi finire delicatamente nelle ceste, allora di legno intrecciato, e sapere che poi la sapienza di mio papà li avrebbe trasformati in ottimo vino, dava a tutti un senso di grande felicità.

Foto d'archivio - Vendemmia

Foto d’archivio – Vendemmia

Per questo si faceva festa.

Fortunatamente l’andamento climatico di queste ultime settimane di settembre ha favorito una corretta maturazione dei grappoli e se continuerà così per almeno la prima metà di ottobre, il livello qualitativo si manterrà  su uno standard piuttosto alto, peraltro come le ultime vendemmie.

Il mese di settembre è da sempre quello fondamentale per la maturazione perché la vite produce l’ultimo sforzo per portare più zuccheri possibile nell’uva, elemento fondamentale per la produzione del vino, il coronamento di un intero anno di lavoro.

La chiesetta di Castelletto in inverno

La chiesetta di Castelletto in inverno

Una gemma che spunta,
un fiore che sboccia,
la rugiada che pende
e il sole attende.

Un uccello sul nido
la farfalla si sveglia
la lucertola sbadiglia,
che parapiglia!

Il vento si  trastulla
tra le foglie dei pioppi
che di primo mattino
giocano a rimpiattino.

Una nuvola leggera
dai colori indefiniti
solitaria passeggia
come in una reggia.

Il sole ormai si è alzato,
la nuvola è svanita:
il sole tutto beato
da vita a tutto il creato.

(Natale Seghesio – E le stelle giocano a scopone)

 

Il soffitto stellato della chiesetta

Il soffitto ” stellato” della chiesetta

Angelino e la sua fisarmonica
un mito degli anni ottanta
per chi beve e per chi canta.

Nelle vecchie cantine ombrose
con un buon bicchier di vino
musica fino al mattino.

Ormai son solo ricordi
il vento ti ha portato via
un attimo, in un’altra via.

La fisarmonica ormai polverosa
nella stanza ora tace
silenzio, una grande pace.

(Natale Seghesio – E le stelle giocano a scopone)

l'affresco all'interno della chiesetta

L’affresco all’interno della chiesetta

Contadni, noi siamo senza ferie
sperduti su terre di rovi increspate,
braccia nude e facce abbronzate,
ci stimiamo gente di terza serie.

Curvi sui nostri trattori
sotto il sole d’agosto bruciante
al continuo ruonre assordante
pensiamo a giorni migliori.

Giovani con lo sguardo ardente
cerchiamo un amore lontano
una speranza che rassicuri il presente,
un fuoco che scaldi la mano.

Un cuore un pò rozzo e gentile,
un amore sincero doniamo:
se qualcuno ci porge una mano
di affetto doniamo un barile.

Anche noi felici lo siamo,
la domenica al bar ci troviamo
tresette, scopone, una birra
e la vita riprende tranquilla.

(Natale Seghesio – E le stelle giocano a scopone)

Volgo lo sguardo a stento
sul vigneto fradicio, disselciato.
Il tralcio rotto, macinato,img014
il grappolo a terra, in un momento.

Rami nudi come scheletri
macabri, piangono al vento
rimanenze delle foglie appiccicate ai vetri,
come anime sparse nel firmamento.

La nuvola impazzita, un ricordo:
il tempo un attimo si è fermato,
il grigio inverno è tornato,
il vigneto brullo come un morto.

L’uccello ferito è volato lontano
inpaurito da questa scena siderale
in un momento senza vita, irreale.
La terra ferita si risveglia pian piano.

(Natale Seghesio – E le stelle giocano a scopone – Premio decimo concorso di poesia Coldiretti, Roma, 2009)

La raccolta delle poesie è acquistabile on-line a questo link

Nasce, fischia, sibila,

La chiesetta dell'Assunta

La chiesetta dell’Assunta

langue, giace, tace,
dal mare ai colli ai monti
scavalca persino i ponti.

Un fiocco di neve ruba
al monte un pò imbronciato
e lento adagio scivola
lontano laggiù sul prato.

Passa nella cupa stanza
porta l’eco di una campana,
tenue si perde in lontananza
sembra quasi una voce strana.

(Natale Seghesio – E le stelle giocano a scopone)

La raccolta delle poesie è acquistabile on-line a questo link

E le stelle giocano a scopone

Vivalda Editore – 76 pp, cm. 10,00 x 17,50 – Prefazione di Maria Gabriella Contratto e introduzione di Piercarlo Grimaldi

poesiecontadineL’idea del libro non è risultato di un desiderio di comparire in pubblico, dal momento che è proverbiale la discrezione e il pudore di un contadino delle Langhe. Nasce da una motivazione pratica, “di servizio”.

Nella frazione Castelletto di Monforte c’è una cappella in mezzo alle vigne. È dedicata alla Madonna Assunta e ogni Ferragosto la gente del posto si raduna tutt’intorno a far festa.

Ora questa cappella ha bisogno di qualche cura. E allora ecco l’idea: Natale fa pubblicare le sue poesie, così il ricavato del libro serve per i restauri, o per lo meno ad avviare una raccolta di fondi. E, in ogni caso, anche un piccolo patrimonio di cultura popolare fatto di parole in rima, non subisce l’abbandono e l’oblio. Come un albero al vento o come un cielo notturno in cui le stelle giocano a scopone.

NATALE SEGHESIO

Classe 1940, studia al seminario di Alba, si appassiona delle letterature antiche e comincia ad amalgamare la cultura con la terra, la sua terra, Monforte d’Alba.

Ben presto comincia a scrivere i suoi pensieri in forma di poesia. Rimane un fatto privato però, un’esigenza personale di dar forma concreta a sentimenti che fanno parte integrante del vivere quotidiano.

Al più partecipa a qualche concorso di poesia bandito da organizzazioni di contadini, come nel maggio del 2009, quando riceve dalla commissione giudicante della Coldiretti — presidente Franco Piccinelli — la medaglia d’argento “per la sua opera poetica”.

Il libro è acquistabile su www.langhe.net

Svinatura

Svinatura - primi anni 90 - Claudio e il papà Oreste

Svinatura – primi anni 90 – Claudio e il papà Oreste

per svinatura si intende l’operazione in cui dopo la fermentazione la vasca viene svuotata: prima si toglie il liquido con la pompa e poi, manualmente, si tira fuori la parte solida (vinaccia).

Questa parte solida viene tirata fuori con l’aiuto di una specie di rastrello che può essere di plastica o di legno per non rovinare il fondo della vasca.

Torchiatura

Tirando fuori la parte solida la si immette in una macchina per spremere il liquido rimasto all’interno, il torchio. Come potete vedere in questa foto fino a dieci anni fa da noi si usava il torchio a pressione verticale

cioè un piatto che, schiacchiando la massa verso il basso, ne fa gocciolare il liquido, il primo di questi torchi era azionato a forza di braccia, il più recente era elettrico. Questo tipo di svinautra e torchiatura ruchiedeva da 2 a 3 gioni a seconda della dimensione del torchio e molta fatica.

Da circa dieci anni le cose sono cambiate e noi utilizziamo una moderna pressa a polmone: non è altro che un cilindro di acciaio al cui interno vi è un telone di gomma speciale che gonfiandosi

schiaccia le vinacce contro le pareti forate del cilindro facendone gocciolare il liquido. Quest’altro tipo di svinatura e torchiatura richiede soltanto da mezza giornata a un giorno (la torchiatura vera e propria dura circa 1 ora), com molta meno fatica ma con la stessa resa.

In questo modo cambia anche la svinatura perchè se prima le vinacce venivano tirate fuori dalla vasca dentro delle “bacinelle” di plastica e buttate nel torchio a mano, ora vengono fatte deluire in una pompa a tramoggia che le trasporta nella pressa.

 

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